Balduccio Bellaria, sindaco della
città, a ogni angolo di strada sorrideva dai cartelloni 6×3. La città pulita è per tutti, diceva lo
slogan sotto il bagliore dei suoi denti. Il traffico impazzava. I lavoratori
precari si arrampicavano sui tetti del Palazzo Civico. Alcuni si incatenavano
al portone. E lui, sin dall’inizio del mandato, sorrideva dappertutto. Occorre
riconoscergli che, negli anni, aveva cambiato diverse pose: leggermente di
lato, di profilo, in primo piano frontale e varie altre suggerite dal
fotografo. Ma il sorriso sbieco e lucidato gli restava appiccicato sotto le
labbra. Quando, dalla poltrona di sindaco, rilasciava interviste alla stampa
usava guardarsi attorno in cerca di qualsivoglia superficie di vetro potesse
restituirgli la sua immagine riflessa. Ultimamente era infastidito
dall’invadenza di talune istituzioni. L’aumento della tassa sui rifiuti era
stato annullato dal Tribunale Amministrativo Regionale. Bisognava restituire
anni di maltolto ai cittadini. E ora dove li avrebbe trovati ‘sti soldi ?
Balduccio masticava imprecazioni fra i denti e, intanto, ne esibiva lo
splendore. Risolse allora di sparpagliare per le vie della città un contingente
di vigili urbani e di ausiliari del traffico. A fare multe. I cittadini caracollavano
così sotto l’incremento delle imposte locali e delle contravvenzioni.
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sabato 27 settembre 2014
mercoledì 30 luglio 2014
Cieli stellati sulla città (e pure un po' di vino)
Tre mesi fa Pompeo Sirchia, Ministro per il bene comune, ha annunciato la riduzione dell’illuminazione pubblica. Finalmente si potranno vedere le stelle, ha dichiarato alla stampa.
Anna cammina in fretta, rasente al muro. La sera, di ritorno a casa dal lavoro, si guarda attorno. Imbocca Vicolo Torto. Piove. Accelera il passo sino a Piazza San Giacomo. Ogni tanto inciampa. Giura che non metterà più i tacchi. La mano, nella tasca del cappotto, stringe un martelletto, di quelli per piantare chiodini e appenderci i quadri.
Anna cammina in fretta, rasente al muro. La sera, di ritorno a casa dal lavoro, si guarda attorno. Imbocca Vicolo Torto. Piove. Accelera il passo sino a Piazza San Giacomo. Ogni tanto inciampa. Giura che non metterà più i tacchi. La mano, nella tasca del cappotto, stringe un martelletto, di quelli per piantare chiodini e appenderci i quadri.
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