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mercoledì 18 marzo 2015

AAS Lab: Sciogliere

dorinzi-fiorindo-zeffirino
Prima di conoscerti, e rimanere avvinta come l'edera, portavo i capelli raccolti in un tupè portentoso: dimezzavo l'antartide per fissarli con la lacca. Poi sei arrivato tu, mi hai tolto le forcine e sono scivolati setosi sulle spalle. Ci hai giocato capriccioso con le dita e mentre aspettavo che mi dicessi “t'amo”, hai intrecciato lancinanti mille nodi. 

Venivi una volta alla settimana: “Quando mi libero”, mi dicevi, e per farti contento preparavo la caponata: melenzane, capperi, olive, e ci mettevo pure il dado, perché tu me lo chiedevi. L'osservavo nel soffritto, rammollirsi, appiattirsi, scomparire dissolto come il mio orgoglio. 
Qualche volta mi facevi un regalo, me lo portavi con un bel fiocco e io piangevo per la felicità, e perché ci trovavo il nome di un'altra. Due lacrime nere come l'inchiostro solcavano il mio viso: “Sembri un pagliaccio!” mi dicevi. “É il rimmel” sussurravo.
Stringeva sempre più il cappio attorno al collo, giorno dopo giorno, nodo di Gordio, finché non decisi di tagliarne le cime.
Ti regalai una cravatta: “A me le righe non piacciono”, mi dicesti. “Ti aiuto a provarla” ti risposi ormai stordito da un colpo di abat-jour. Strinsi il nodo fino allo stremo delle mie forze, e mentre osservavo le tue membra languide sul tappeto, rimontai il mio tupè.

Barbara La Monica