‘U zu Totò, ogni domenica mattina, piovesse,
tuonasse, o addirittura nevicasse, a meno che non fosse costipato o con il
femore rotto, lui doveva mangiare un'arancina, e anche due se la sua squadra
giocava in casa, perché diceva che portava bene. Ma, mica una arancina normale,
lui mangiava quelle da mezzo chilo a salire, e con la carne le voleva, anzi con
il capoliato, che era uomo di salde tradizioni, e quando una volta aveva
sentito chiedere da un catanese di passaggio un arancino, in tre lo avevano dovuto tenere, e il catanese se ne era
dovuto andare di corsa. L'arancina è fimmina, e come la fanno qui, è una bomba.
