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Visualizzazione post con etichetta suicidio. Mostra tutti i post
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venerdì 20 maggio 2016

Roulette

Niente. Uccidermi non era cosa mia. Non era più il caso di andare avanti. Insomma, la vita e tutto il resto. Uno schifo. Meglio non esserci più. E giocarsi alla roulette la possibilità di guardare tutti dall'alto. La questione era come farlo. Secondo quelli che mi avevano portato a galla le altre volte ero un recidivo. Un matto da legare. Ma che libertà è se non puoi neanche ucciderti come meglio credi?! Certo, per non riuscirci ci avevo messo pure del mio. La prima volta perché la lametta non raggiunse le vene. Da mesi facevo la barba con lo stesso rasoio, ma non potevo immaginare che non avrebbe più tagliato a dovere giusto in quel momento. Un'altra volta provai col gas. Aprii tutti i rubinetti della cucina e mi distesi comodamente sul divano, ma dimenticai una finestra aperta che fece disperdere l'essenza nociva. L'unico risultato fu una bolletta stratosferica. 

giovedì 23 ottobre 2014

Balcone

La notte è calda, rovente e sui balconi c’è gente sveglia che cerca refrigerio. Sono le quattro e mezza.
Fuori, sull’uscio della casa a pianterreno c’è perfino Martina, la mia vicina, seduta con le mani in grembo e ogni tanto si fa vento con un pezzo di cartone. D’estate il marciapiede e perfino un buon pezzo di strada è il suo salotto; sorrido pensando a quanto spazio ha a quest’ora di notte, alle liti quotidiane che intraprende con chiunque abbia la pretesa di parcheggiare davanti alla sua porta.
Vago per la casa, potrei anch’io andare in balcone, ho voglia di guardare il cielo - deve esserci la luna - ma non voglio fare rumore alzando la serranda. Non voglio svegliare i miei figli, mio marito, che riescono a dormire nonostante il caldo, svegliarsi vorrebbe dire non dormire più.

lunedì 21 luglio 2014

Morire ascoltando i Pooh

Vaffanculo tutti, chissenefrega.
Solo e libero, meglio. Starò meglio e vivrò più a lungo.
In sottofondo si sente una canzone, una triste melodia. E io che avevo pensato di vivere bene e a lungo e invece mi ritrovo ciondolante.

lunedì 2 giugno 2014

Cronaca di un suicidio annunciato

Alena quel mattino era sgusciata dal letto prima che la sveglia le ricordasse che era giorno di scuola. Aveva dormito poco e male. Glielo diceva sempre la madre che troppo gelato raffredda lo stomaco, ma lei, golosa, non si curava degli effetti collaterali se non quando si svegliava nel cuore della notte per i crampi e con uno strano sapore metallico sul palato.