Cerchiamo quell’ago nel
comò, era la frase che diceva Agnese la sarta del paese ogni volta che sua
figlia Lucia si lasciava cadere dalle mani l’intera scatolina degli aghi, ed
erano ore di ricerca con la calamita dentro i cassetti e sotto il comò, tra le
fughe delle piastrelle. Agnese non ci stava più tanto con la testa, da una vita
la usava come puntaspilli, e poi si era anche stufata di ripetere alla figlia che
avrebbe dovuto sposarsi, senza nessun risultato.
Lucia era mediamente
giovanile nonostante i cinquanta passati, timorata a tal punto da non avere mai
accarezzato l’idea di accoppiarsi carnalmente con chicchessìa, soprattutto dopo
aver sentito dire che alcune volte il concepimento può verificarsi in modo
inaspettato, tramite un bacio, un’accappatoio scambiato, una nuotata nella piscina
comunale, o addirittura per mezzo della divina provvidenza.