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venerdì 21 ottobre 2016

Zampe intrecciate - da La moglie di Pirandello

da La moglie di Pirandello, romanzo in progress: Giovanna, casalinga repressa, un giorno si sveglia e rivela di essere Antonietta Portulano, la moglie di Luigi Pirandello

Di me e di te che eravamo due granchi che intrecciavano le loro zampe, di me e di te che eravamo tutt’uno – ricordi come si univano i nostri piedi quando dormivamo insieme? -, di me e di te e di tante giornate trascorse a scegliere come riempire le nostre vite, di tanti piatti di ceramica che abbiamo comprato uno ad uno perché ci piaceva l’azzurro di quelli con i tulipani o l’arancio degli altri a fiori (gli stessi piatti che ci siamo svuotati addosso, che hai scaraventato per terra per il piacere di vederne i cocci, che hai provato ad incollare quando ti sei resa conto di ciò che avevi fatto, che ti hanno fatto bestemmiare perché la colla non avrebbe fatto miracoli, che ti hanno fatto piangere perché le bestemmie non ti svuotavano abbastanza, che ti hanno resa muta dopo che ogni coccio è finito tra paletta e scopa dentro il sacco nero).
Di me e di te che eravamo granchi.

martedì 4 ottobre 2016

Sei qui per resuscitare i morti? - La moglie di Pirandello

Ti ricordi di quella poesia di Thomas? Quella sulla morte.
Avevamo appena preso casa, ti piacque subito, a me no, e non che si trattasse di stanze o panorami o di balconi più o meno larghi. Sarebbe stata una casa. A te piaceva, feci in modo che piacesse anche a me. Con sforzo.

lunedì 18 aprile 2016

Portami gli occhiali - da La moglie di Pirandello

(puntate precedenti: Giovanna, dopo aver distrutto il servizio dei piatti rivela la sua identità, dice di essere Antonietta Portulano, moglie di Pirandello)

Tu sei pazza, Giovanna, tu sei pazza.
Lo dissi, in questo modo, con forza, potenza, cercando la voce giusta perché la mia asserzione diventasse inattaccabile, una verità enorme, massiccia, un monolite che si staglia dal suolo e non lascia altre interpretazioni sulla sua forma. Più che parole volevo che sembrassero una luce netta sul suo stato alterato, la rivelazione del suo stato, bisognava dirlo, non c’è molto da nascondere in questo caso, solo da prendere atto della realtà e trovare un rimedio, per lei, per me, per i piatti rimasti, per i piatti ormai rotti, per il cappottino avorio-panna, per i pomeriggi a venire.

martedì 29 marzo 2016

Il cappottino avorio - da La moglie di Pirandello

Si sono rotti i piatti – lo ha detto come se lei non c’entrasse niente, con un’espressione ebete a supporto di un candore impossibile, o della consapevolezza che ormai i piatti erano rotti e un rewind non esiste in questi casi, che per volontà di un destino perverso i piatti sono finiti per terra, dopotutto sono fragili per costituzione, non sono di ferro, sì, la ceramica, se cade si rompe, lo sanno tutti, ma Giovanna nel guardarmi - non per scusarsi dei suoi eccessi -, non mostrava alcun senso di pentimento, se i piatti si erano rotti la colpa era solo dei piatti, no, era altro che voleva comunicarmi e io lo percepivo.

Non ci posso fare niente.

venerdì 25 marzo 2016

Chiamami Antonietta - da La moglie di Pirandello

Quel servizio di ceramica dipinto a mano, comprato a Patti nella fabbrica vicino al mare, nella zona industriale alle spalle di un grande supermercato che non mi ricordo qual era, uno di quelli grandi con tanti corridoi - almeno presumo -, piatti fiorati, non i soliti fiori magari pure spaparanzati, no, fiori stilizzati, la serie tulipano, tutta una corolla attorno alla bordura composta da tre petali in azzurro verde e poi cerchi concentrici, davvero dei bei piatti, e quelli arabescati, con uno stencil in mezzo e giglietti fiorentini, ne avevamo tanti, tutti diversi, comprati piano piano negli anni, tutte le volte che andavamo da quelle parti – sempre per campeggiare, la meta dei nostri campeggi estivi, che durassero una settimana oppure solo due giorni, si andava lì e poi salto in fabbrica per aggiungere pezzi e decori nuovi alla nostra collezione, ma anche vassoi, ciotole da spaghetti -, si stava bene da quelle parti, spiagge di sassolini, mare freddo che sprofondava pure dopo pochi passi, ebbene, quel servizio di ceramica dipinto a mano che in tanti c’avevano mangiato e tutti a dire ma che belli questi piatti, da dove vengono questi piatti, hanno dei gran bei decori questi piatti, specialmente questi con i tulipani ma anche quelli con gli arabeschi, sì, sono dei gran bei piatti. Dimentica i piatti.

lunedì 30 novembre 2015

Finalmente dorme - studio per "La moglie di Pirandello"

Sta dormendo finalmente. Si quietò. Come al solito sognerà cani che si insinuano tra le gambe, che la leccano, si contorcerà. Mi lascerà in pace.
Va a letto presto ultimamente, non regge una giornata intera, lei ha i demoni dentro, vive di ossessioni.