Ero il macchinista del treno Mosca-Kursk sotto il quale, incidentalmente come si disse, o per disperazione come forse fu, cadde un povero operaio moscovita. Forte fu la mia emozione per quella maledetta complicazione a cui assistettero centinaia di passeggeri e persone. E tra esse anche quella bella signora, riccamente abbigliata, riscaldata da stola di volpe. Seppi poi, dalle vicende successive e dai soliti bene informati che stazionavano sul luogo in cerca di un misero copeco di carità e che incontrai nella bettola fungente da bar dove mi ero rifugiato per obnubilare i ricordi di quella tragica giornata, che la giovane signora intravista fortemente scossa dall'incidente, era la moglie del funzionario zarista Alekseij Karenin, non certo uomo gioviale ma marito intransigente e privo di minima traccia di bonomìa. Ella, dalla sua Pietroburgo, giungeva a Mosca per confortare la cognata Dolly dalle tresche del marito Stiva e convincerla a sopportare ogni percorso deviato del coniuge.