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martedì 10 novembre 2015

Disdire

Lo so che è lei, dal primo squillo lo so che è lei, squilla da un altro mondo senza saliva quando chiama mia madre,  mi tiro su dal divano e penso che so che è lei e che è assurdo che mi prenda il panico, però è così e non so che dirle, non so più che dirle da quando mio padre se ne è andato in quel modo un pomeriggio di gennaio di una sfarinata di secoli fa,

martedì 3 marzo 2015

AAS LAB: temere

È un periodare asciutto di punteggiatura il tubo dei pensieri in questa notte di scirocco, può essere imprudente anche il sudore, assale, sale e acqua, alla radice della nuca e sopra il labbro, lo tiro via col dorso della mano, mando giù la mucillagine che affiora in gola, una risacca che si ribella alla luna mi tiene a bada i polsi e gli occhi bassi.
Devo pensare, devo restare sveglia, devo rimanere lucida.

mercoledì 26 novembre 2014

Poche cose in un borsone

Il pavimento era freddo, lo sentiva attraverso la guancia, freddo e duro, e odorava di polvere umida e di detersivo, aveva lavato il pavimento al mattino ma dopo aveva piovuto e al rientro lui si era portato sotto le scarpe di gomma un po’ della nebbia della strada e i marciapiedi delle merde dei cani, i cantieri dove era andato a cercare un lavoro e i bar dove aveva bevuto gin fino alla tacca centrale, poco oltre la soglia della dignità. Poi era tornato a casa.
Il pavimento era freddo, adesso lo sentiva anche attraverso la maglia e il collant, la gonna si era spostata verso l’alto ma lei non si mosse, non allungò il braccio per abbassarla, forse lo pensò, però come si pensa nei sogni, quando si vuole fare qualcosa senza invece avere la forza di muoversi di un millimetro.
E infatti non si mosse, chiuse gli occhi e decise di pensare a Venezia, da quanto tempo voleva andarci, dai tempi del viaggio d’istruzione che non aveva fatto perché lui era geloso e non aveva voluto lasciarla andare, che ti serve andare da sola a Venezia aveva detto, poi ci andiamo insieme, in fondo è la città degli innamorati, che ci vai a fare senza di me. Ma poi non ci erano mai andati, lui diceva che le gondole gli sembravano bare galleggianti, e poi lo sanno tutti che Venezia puzza di piscio di gatto, altro che città romantica, roba per turisti giapponesi, come dire per allocchi pieni di soldi, ci sono tante belle città in Italia, lo sanno tutti che Venezia è cara e poi estate e inverno c’è sempre un’umidità che non si respira. Molto meglio Roma. O Firenze.

lunedì 27 ottobre 2014

In lenta dissolvenza

 ph: S t e f  a n o  M o l a
In lenta dissolvenza, fuori dalla tua stanza, fuori da te e dalle tue parole, il marciapiede è un materasso 
sventrato,  crepato, io ci cammino lento i passi falsi di un elastico allentato e addosso, file di case ruvide mi piovono addosso e hanno lunghe dita bluastre, hanno dita livide come lo spettro delle cose che resteranno ancora, le cose,  nella loro identica posizione , anche dopo, come ora e come sempre, come ora che sono fuori dalla tua casa, fuori da te e dalle tue parole, in lenta dissolvenza, fuori  dalle geometrie delle tue mani, dai cerchi volubili delle tue dita bluastre nell’aria livida di liti e rabbia dissolta in noia, sfumata in gesti di meccanica insofferenza.

sabato 11 ottobre 2014

AAS Vintage: A strappo facilitato

Non cucino niente stasera. Almeno non devo cucinare niente, penso.  Mi apro una scatoletta, carnesimmental, mammachebuona. Non serve un apriscatole, non mi serve la tua perizia, non mi servi tu, ce la posso fare da sola, che bello sono sola, e non cucino niente stasera. Mi apro una scatoletta, e non cucino niente, mi apparecchio in salotto, un bicchiere di vino bianco e una scatoletta, magari tonno, tonnonostromomareblù, con l’apertura a strappo, apertura facilitata, a strappo facilitato, a strappo. 

mercoledì 17 settembre 2014

Oggi no

No, non gli rispondo. Oggi no, oggi decido che non gli rispondo.

C’è caldo e la minestra è calda, un suffumigio involontario e non so quanto terapeutico a base di fagioli, che diavolo mi è passato per la testa di cucinare una minestra di fagioli con questo caldo.  Ma oramai è fatta, occorre fermezza d’animo e perseveranza persino per ingoiare un cucchiaio di minestra ma il cucchiaio si sarà trasformato in una pira e non ci penso proprio a provarci subito, non mi lascerò trasformare in una pira la lingua, mi caschi la lingua se gli rispondo, non mi lascerò trasformare in una pira dall’ennesimo litigio, c’è caldo, c’è troppo caldo per prendere fuoco. 

domenica 22 giugno 2014

Apertura Vintage: A strappo facilitato

Non cucino niente stasera. Almeno non devo cucinare niente, penso.  Mi apro una scatoletta, carnesimmenthal, mammachebuona. Non serve un apriscatole, non mi serve la tua perizia, non mi servi tu, ce la posso fare da sola, che bello sono sola, e non cucino niente stasera. Mi apro una scatoletta, e non cucino niente, mi apparecchio in salotto, un bicchiere di vino bianco e una scatoletta, magari tonno, tonnonostromomareblù, con l’apertura a strappo, apertura facilitata, a strappo facilitato, a strappo.