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mercoledì 31 dicembre 2014

2014, nasce Apertura a Strappo

È proprio vero che la fine di una cosa può delineare l'inizio di altro. Febbraio 2014. E come lo chiamiamo questo nuovo blog? Fuori idee e nomi. Votiamo. Chiamiamolo Apertura a Strappo. Primo vagito. Ci vuole un capo ma vogliamo un blog orizzontale - a schema democratico - e un capo sulla stessa lunghezza d'onda. Anche il capo vogliamo orizzontale, vivo e attivo. E chi se non lui: Giorgio D'Amato, il nostro Filippo, eletto a "suffragio universale" da tutti noi del gruppo. E dopo il blog nasce anche l'Associazione culturale che porta lo stesso nome Apertura a Strappo. Ci vuole un presidente, e puoi essere solo tu? Chi, io? Io che lavoro, dentro, fuori, con un figlio, un cane, un gatto e la colite spastica. Sì, proprio tu, gridano in coro. Scelta secondo elezione diretta. Accetto, al mio fianco un Segretario, viene scelto Federico, poi un consiglio di amministrazione, un vice presidente, consiglieri, tesorieri e i probiviri. Tutti accettiamo e ridendo ci chiediamo - Ma tu ci viri? Io ci vedo. Vedo un anno o quasi, dal 24 di Febbraio a oggi. Anni che passano: da Bastardo, a Scarpe diem attraverso Moana fino a Buttanissima e le donne che facevano come le diavole in Strage di Natale. Oggi Apertura a strappo. Non la fai una torta, dai mettici la tua marmellata. Senza latte. Senza burro. Senza uova. Presto è tardi, le fotocopie, falle grandi che non ci vedo. Che buona sta torta! Anche i biscottini non erano male, quelli che offriamo a voi durante le nostre fiere. Stelle, cuori, alberelli di Natale, arancia, zenzero, cannella. Dobbiamo tenere ritmi e calma. Controlla, cominciamo a incollare le cose, pagine, libri, quaderni, block notes. Tratteniamo il sonno e teniamo a bada sbadigli e stanchezza. Ma non sempre ci riusciamo - Ci sentiamo a casa, da alcuni amici.

martedì 30 dicembre 2014

Orrori natalizi: La cena della vigilia di Natale

"E così viene Natale. Santa Madonna e la gente va in Chiesa e...a fare la spesa". Maurizio Vandelli, cantante leader dell'Equipe 84, venti anni fa ci augurava buone feste con questo delizioso brano. A molti non dice niente ma a me ha messo subito paura peggio della befana, vecchietta che veniva dal cielo a bordo di una scopa. L'ho aspettata per anni ma io non l'ho mai vista e adesso mi sono stufato peggio della carne a brodo. "La gente va a fare la spesa" recita la canzone di Adelmo e i suoi Sorapis meteora della musica italiana. Ed è questo che mi preoccupa peggio di Babbo Natale a cui non ho chiesto niente quest'anno. Il lato luculliano della festa. Dicembre, si sa, è il mese delle Feste con la F maiuscola, non si può e non si deve fare malafiura con gli ospiti. Ospiti che si presentano in "formazione tipo" come fossero degli sportivi convocati alle Olimpiadi. Marito, moglie, due bambini. Nonno, nonna, parenti-serpenti, fratelli coltelli, sorelle bandiera, cugini di campagna, ricchi e poveri, nullafacenti e nullatenenti, incapienti, genti ca un ci trasi nenti e, dulcis in fundo, gli 'acquisiti', ovvero quelli che prima non c'erano e adesso ci sono, eccome. Per la cronaca sfioriamo le cinquanta presenze a tavola. E guai ad aprire bocca. Altro che "tredici a tavola porta male". Ragionare in cinquanta a stomaco pieno non è peccato ma manco un prìu. Nuccio (all'anagrafe Onofrio) e la cara mogliettina Sarah (da leggersi Sarà...perchè ti amo, come le dice sempre lui) iniziano a pensare alla lista della spesa, dopo la "grande guerra" di arancine superata senza danni gastrointestinali la sera del 13 dicembre, data in cui Santa Lucia fece il miracolo sulla carestia ai siracusani tanto da espandersi a macchia d'olio di semi pure nella nostra famiglia miracolosamente scampata a "i dulura ri stomaco".

lunedì 29 dicembre 2014

Orrori natalizi: la recita

Del fascismo la vecchia scuola aveva mantenuto soltanto l'aria trattenuta tra le grandi mura squadrate, forti come fasci legati ben stretti. Ben stretti erano anche i nastri punteggiati di rosa che si allungavano dai colletti perennemente storti, ci davano un'aria stupida. Anche quella natalizia non ci faceva sentire meglio, quell'aria infarcita di buonismo che maestre e luminarie ci costringevano ad inalare con forza.

sabato 27 dicembre 2014

Orrori natalizi: Indifferenziata di Natale

L'albero quest'anno non lo volevo fare. Avrei buttato nell'indifferenziata palle e nastrini, nella plastica e metalli fili d'argento e lucine, nella carta formine umane in cartapesta e montagne siriane, cisgiordane o palestinesi.

Per partire e trovarmi dal 20/12 al 20|01|2015 a nuotare con le tartarughe delle Galapagos o in un monastero tibetano. O al minimo delle risorse in un B&B in Tanzania.
Mi trovavo al computer a decidere le possibili variabili; sul far delle fatidiche ore 18.00 della giornata, utile alla prima raccolta indifferenziata al fisso arriva il tragico annuncio: per la vigilia tutti da te! Arriveremo forse il 20, 21, 22 o 23. 

venerdì 26 dicembre 2014

Orrori natalizi: Natale con i tuoi

L’avevo detto che era meglio andarci piano, ma niente, ognuno s’incornò che doveva portare un piatto pronto – io lo so da dove ci venne tutta questa smania di cucinare, da quei programmi di cucina della televisione, che ormai il palinsesto sembra il menu di un ristorante e allora chi si prese l’impegno di preparare gli antipasti, chi la carne o il pesce, a piacere, senza un minimo di coordinamento, per forza che poi sul tavolo, il giorno di Natale a pranzo, tutte quelle cose non ci stavano - zio Toni e zio Nicola hanno dovuto procurare un paio di trespoli e ci hanno messo sopra meglio che potevano la porta della cucina che tanto quel giorno non serviva – eravamo una trentina tra grandi e bambini, sparsi in cucina e sala da pranzo, nessuno riusciva a capire in quale angolo si doveva posare, non vi dico la confusione.

La cugina Angela si presentò con una specie di conchiglia capasanta piena a strabordare di insalata russa – disse lei che aveva iniziato a prepararla tre giorni prima, per farne una gran quantità bastevole per tutti - un blob di verdure lesse e maionese che nella sua intenzione doveva aprire lo stomaco, solo che poi la cugina si era fatta prendere la mano dall’estro creativo e l’aveva decorata con peperoni carote rape tutti a filetti sottili, una rete di riccioli barocchi che hanno trasformato il blob in quello che tutti avevamo sospettato fosse sin dal primo occhio, un cervello di capodoglio con le sue venuzze sopra.

martedì 23 dicembre 2014

Orrori natalizi: Il cato del nonno

Eppure io ogni anno lo dico che è meglio che il nonno resti a casa. Ma le mie cugine non ascoltano ragioni. Dai, potrebbe essere l'ultimo Natale e il nonno è affezionato a te; ne morirebbe se sapesse che non lo vuoi! Ne morirebbe? Questo Natale potrebbe essere l'ultimo? Sono più di quaranta anni che sento ripetere sempre le stesse frasi e che mi assuppo il nonno con la scusa che lui vuole bene di più a me. Ha 97 anni e, non si regge in piedi, non si sa mantenere più. In che senso vi chiederete. Mangia quantità enormi di cibo che gli è stato proibito dai medici e poi non lo trattiene. Si lascia andare che è un piacere. - Nonno nonno, non mangiare più! Macchè, è rinco e nemmeno ci sente, ma anche se potesse non ascolterebbe per farci dispetto. Per tutti i pranzi di Natale, da quando ho imparato a stare a tavola, è stato sempre presente, ogni anno, come le lasagne, l'arista e la cassata.

lunedì 22 dicembre 2014

Orrori natalizi: Le zie grasse

Le due zie grasse le avevano portate un’ora prima – vi dispiace se le lasciamo qui, andiamo a comprare alcune cose e torniamo. Loro il regalo di Natale l’avevano solo per il bambino: un peluche vestito di rosa e con un cappellino sulle orecchie lunghe. Subito quel peluche ebbe un nome, l’orso frocio.
E adesso che facciamo?
Sedetevi, accomodatevi.

venerdì 19 dicembre 2014

AFDA lab: L'ospite educato

Era il 24 dicembre, mia madre indaffarata a pulire e cucinare, mi diceva aiutami, io cambiavo stanza.
Alle 21.00 sono arrivati gli invitati, i primi i miei zii, i secondi i nonni e per concludere le bare e gli scheletri dei fondatori della mia famiglia nati già ai tempi della creazione dell'universo. 
La tavola era piena di salame, mortadella, formaggi, carne, panettone, svariate prelibatezze.
Mentre tutti prendevano i propri antipasti entra un ospite indesiderato, cioè Giorgio D'Amato.

giovedì 18 dicembre 2014

Sant'Erasmo

Sant’Erasmo è una borgata di pescatori che vanno a trainare con piccole barche. Il pesce lo vende il signor Tagliavia, odora di mare - un pesce spada poggiato su un letto di ghiaccio, accanto pezzi di tonno nostrano, e poi la minutaglia.
A Sant’Erasmo Antonino Sinagra e suo cugino Vincenzo Sinagra  'un'dlì  sono a disposizione, aspettano che arrivi il lavoro (ufficialmente pescano, di fatto sono in carico alla cosca di corso dei Mille, quella di Filippo Marchese, che proprio qui, in via Ponte di Mare, in un magazzino ha adibito  la camera della morte – corde e vasche per l’acido).

mercoledì 17 dicembre 2014

Il mormorio

Sembrava un pomeriggio come molti altri: ogni tanto il silenzio veniva interrotto dal rombo di un motore, poi riprendeva con insistenza inesorabile.
Il caldo costringeva gli adulti a stare in casa, possibilmente a riposare , mentre i bar erano affollati di ragazzini che giocavano a biliardo.
I cani sonnecchiavano all’  ombra.
Qualche gatto dopo essersi leccato si distendeva al sole.
Nessuno immaginava che quella quiete, da lì a poco, sarebbe stata disturbata da un fatto brutto.
Ad un tratto sentii gridare Michelino, il nipote di una vicina dei miei nonni materni, in casa dei quali mi recavo sempre nelle estati per le vacanze: era accaduto qualcosa di terribile.

martedì 16 dicembre 2014

Parenti natalizi

Erano andati in vacanza, nel periodo natalizio, dai parenti in America. Appena l'aereo atterrò all'aeroporto e scesero, Lia e il marito  si guardarono attorno, subito furono presi come da un vortice di vita frenetica. Ad attenderli i parenti, e tutti volevano dividersi i cugini appena arrivati. I giorni si susseguivano, dividendosi tra quelli  che li portavano in giro a guardare negozi, supermercati -erano delle vere e proprie città!
Alla coppia, piacque molto il clima natalizio che vi si respirava! Le villette con il verde dietro, addobbate con vera arte e fantasia di luci  multicolori. A  completare il tutto poi cadde tanta neve. Che estasi! Ma è proprio un presepe quello che stiamo ammirando?

lunedì 15 dicembre 2014

The striding girl


Perché le cose vengono a morire così che tu non te ne accorga neanche, un giorno alzi lo sguardo e vedi che il colore è sbiadito là dove era lucido c’è una crepa e se scavi, appena un po’ con il dito, viene giù la parete.
Mio padre aveva occhi da rapina, bucavano la pelle ed io non capivo più niente, mi arrendevo. Appiattita alla parete, aderivo con tutte le vertebre al muro e il freddo contava ogni anello. La mia volontà bruciava. Dodici anni come il tempo d’invecchiamento di un buon whisky. Non ne capisco granché in verità, io bevo, bevo e basta. Poi vomito.

domenica 14 dicembre 2014

Buttanissima

Buttanissima, di e con Silvia Martorana Tusa, ispirato a Buttanissima, di Giorgio D'Amato

Buttana, anzi, buttanissima, ma troia no, questo non me lo possono dire.
E se un giorno fanno la santa delle buttane, quella devo essere io; e se poi gli fanno la processione, tipo Santa Rosalia, allora sul carro ci devono mettere a me al posto della Santuzza: io davanti e tutta Palermo dietro, a benedirmi le cosce.

Io sono diventata buttana per forza di cose: la mia vita cambiò il giorno che mio marito andò a un appuntamento con gli amici per fare un festino, carne di crasto, salsiccia e una cassa di birra. Cose tra uomini. Così gli avevano detto. Mio marito trovò una bella pistola che lo aspettava, con il colpo in canna. Un colpo gli diedero, e poi un altro e un altro ancora. In tutto sei. Fece la stessa fine del crasto che si voleva mangiare.
Io quella notte non potevo dormire, lo sapevo che mi doveva arrivare questa notizia, mio marito aveva fatto troppo rumore con la Mercedes che si era comprata, troppo lusso.
Me ne andai al funerale che non potevo stare in piedi.
Tutti mi dicevano come stai? ti senti bene? parla, sfogati, fatti una chianciuta che ti senti meglio. Muta totale, era come se non stavano parlando con me.
Ai funerali non manca mai nessuno: parenti, parrini, amici, conoscenti, nemici, sbirri e spioni; mi vennero a dare mille vasate, alcune di affetto, alcune di circostanza, molte di giuda ma una me la diede una santa - le migliori anime del Purgatorio fanno così, non fanno capire niente e si pentono di nascosto, loro si sgravano e tu vieni a sapere la verità. Mentre mi stava baciando una me lo disse all’orecchio, uno della banda di Don Tano ‘u malaminchiata fu.
Apriti cielo. A Palermo nel mandamento di Porta Nuova quando pronunci questo nome, intanto lo devi dire sottovoce, mezzo masticato. Anzi, è meglio se non lo dici. ‘U malaminchiata è quello che comanda tutte cose, senza di lui non si muove una foglia, non si appende un chiodo. Ci sono le elezioni e devi votare? Prima ti devi informare quali sono i suoi consigli. Dio ce ne scansi di Don Tano ‘u malaminchiata che a cinque anni già aveva scannato un capretto con le sue mani.
Ma Don Tano la doveva pagare.
Lui o chi per lui.

Piangevo io e dovevano piangere pure le femmine della sua famiglia, madri, mogli, figlie, sorelle. Tutte. Dovevano piangere come e quanto me.
(...)
Teatro Atlante, 13 e 14 dicembre 2014 ore 21.15

Giorgio D'Amato

venerdì 12 dicembre 2014

Meravigliosa Agave

Si scavano
discontinuando
l'intatta unità
letto per lacrime
come fiumi alluvionali
alternano secche.

Le secche.
Quelle con il fango
riarso, spacccato
eppure melmoso
si impiglia
attorno 
ad avventate orme.

Per questo insidiose
intrappolano
il viso, insidiano
il sorriso
avventato
e inconsapevole

giovedì 11 dicembre 2014

“No tengo santidad” ovvero “Storia breve di una santità perduta”.

(Tratto dallo Statuto dell’Arte dei Pittori Senesi dell’Anno 1355)

Cap. XVI
Che neuno debbia dire parole che fussero vergogna del rectore.

Ancho ordiniamo concio’ sia cosa che onesto sia renderci onore al rectore e agli altri offitiali, neuno ordina di sparlare con parole villane e disoneste, le quali parole potessero tornare in vergogna o in vitupero del rectore et de’ suoi offitiali, e spetialmente quando fussero dette in atto d’offitio; e chi contraffacesse sia punito et condannato per ogni volta in XX lire e più e meno, considerato la conditione della persona e la qualita’ del fatto.

(pag. 9 de’ Le Storie Italiane: Carteggio inedito d’artisti dei secoli XIV, XV, XVI, Vol.2° - pubblicato dal Dott. Giovanni Gane presso Giuseppe Molini, Firenze – Anno 1840)
*******
Dietro le quinte tutto era pronto. Aveva appena raccolto i fogli, buttato lo zainetto in un angolo, e si era guardato bene dal tenersi lontano dallo specchio, perchè lo specchio è male ed è il regno del diavolo e lui non ci voleva fare pane con quello.
Portava un abbigliamento dimesso, semplice come la circostanza richiede. Voleva essere un ‘candidato perfetto’, perché la santità esige quei doveri che a volte anche l’abito dimesso può rendere agevoli.
Lui, quel reading letterario e la sua candidatura a santità avevano un appuntamento da tempo.
Nonostante lo scampanellio nella testa, fatto di visioni creative, e lo scompaginio dei fogli, che aveva preso da casa senza neppure guardarli, aveva il suo futuro in mano e, cosa più certa, il vantaggio dell’autodeterminazione a sostenerlo.

mercoledì 10 dicembre 2014

Via Labicana

Quella sera, uscendo da casa, Pamela non avrebbe mai pensato che appena venti minuti dopo non sarebbe stata altro che un cadavere steso sulla Labicana. 
Pamela non era una ragazza straordinaria, anzi, era abbastanza normale, nonostante si ritenesse un artista. Ancora stava cercando in quale settore artistico avesse talento: aveva provato a suonare il pianoforte e la chitarra ma i suoi vicini di casa le avevano sconsigliato di continuare la lezioni; si era messa a dipingere ma non ne capiva niente di disegno; si improvvisò anche poetessa ma quando regalò la sua prima poesia al ragazzo del momento, quello la mollò.

martedì 9 dicembre 2014

Ricordi di guerra

Anno '41 e così via, tempi di guerra, c'era fame per tutti, la sera quando si poteva fare una minestra con lo sminuzzo della pasta mescolata era gran festa. Mi ricordo che tanta gente cucinava il farro con le verdure mischiate, per aumentare quello che si metteva nella pentola di rame antica "a quarara"; In questo modo le famiglie numerose (a quei tempi lo erano quasi tutte) potevano mangiare un piatto di minestra calda, e questo non se lo potevano permettere tutti - solo i più fortunati, e quelli che avevano più abilità.

venerdì 5 dicembre 2014

IN UNA CITTA' CHE NON SI DORME MAI





















Le tue possibilità sono infinite
sarai tu a scegliere
cosa vedere
amori resistenti preparati a perderli
in una città che non si dorme mai
chi ha detto chi
la fantasia è in grado di creare un appuntamento
meglio farsi trovare pronti in caso di cambi di programma
fascino senza tempo una passeggiata chic
e allora via libera
dove tutto è iniziato.


La paura di trovare le parole giuste
una linea di tendenza
nuovi punti di vista
momento puro
il risultato
il caos
era quella dimensione che ricercava
si può definire simbolismo
delinea una sequenza
il fumo denso esatta ispirazione
esplosioni inattese
le frustrazioni gravano pesantemente su tutte le cose.


Al rospo manca l'acqua
almeno sei centimetri
mostra la pancia
no! non è un alieno
puzza d'aglio
ulula invece di gracidare
è diventato tanto raro potersi sedere al ristorante
cambia menù solo prodotti bio
il cambiamento si vede
hai la pelle giallastra
lo sguardo svanito
mettiti in posa l'inverno è country
aspetto godot
materassi in casa centro nevralgico della sopravvivenza.


Peppa

giovedì 4 dicembre 2014

Cannolicchio

Ricordo perfettamente il giorno in cui il mio caro frigorifero entrò in casa.
Conoscevo Vito da appena tre settimane. Decidemmo subito di vivere insieme.
Era la voce solista di una band, mollai il mio lavoro perché mi portava sempre lontano.
Prendemmo un bivani arredato centro città.
Di una sola cosa la casa era sprovvista, un frigorifero.
Con l’entusiasmo di due scolari in gita, ci avviammo verso il centro commerciale per acquistarne uno. Cominciammo a camminare per i corridoi e li guardavamo e ci sembravano tutti belli. Per la prima volta scoprimmo di avere delle idee ben diverse.

mercoledì 3 dicembre 2014

Non lo deve sapere

Le case lo sentono che stai per lasciarle - così diceva mia mamma.
Mica gliel'ho detto io, l'avrà capito dai tanti spostamenti, dalle valigie, ruote su e giù per il ponte e un occhio sull'Arno. Troppo lontano. C'è qualcosa che manca, orizzonti isolati, nessuna voce che irrompe, regna un silenzio di case ovattate, di cose in bambagia, nuvole cuscini in volo. I vicini litigano in indiano; chi la capisce la loro lingua non riesco a immedesimarmi, a trarre beneficio dalle loro parole. Qua tutto è piccolo, poco, poco spazio, poco tempo, sale pietra, latte ghiaccio, piccola la caffettiera e piccola la tazza da cui bevo il mio caffè - anche se potessi fare appoggiare le tue labbra non sentiresti i miei pensieri, piccoli anche quelli? È che non ci stanno tutti dentro e allora li divido: i pensieri di qua e quelli di là, quelli di laggiù quando tornerò a casa; li troverò già pronti ad aspettarmi in cocktail di benvenuto.

martedì 2 dicembre 2014

Meglio arrivare morto

portatelo a maiasienu
fatilo parrari
portatilu a maiasienu
l'hamu a scannari

'zu Totò, come dice vossia, quello che dice vossia per noi è comandamento.

Oggi si travagghia, è una giornata di marzo troppo bella, don Piddu Panno ha già portato gli uomini in campagna, ora scende dalla traversa. Sta guidando.

lunedì 1 dicembre 2014

Perchè sono i deboli a perire

Si inondano
dalle pupille
in giù 
Ridono
Muove intanto il ventre
un oscuro desiderio.

Sono i più deboli
a mordere e ridere
Come bestiole,
iene
in cerca di pasti
da consumare.
La rabbia 
ne sazia il ventre.